Casa. Un luogo sicuro in cui rifugiarsi, un luogo felice, dove crescere la propria famiglia. Ma non sempre è così, come scoprono a loro spese Noah e Allison, i protagonisti di Nel buio della casa.

Cari lettori, è arrivato quel periodo dell’anno in cui ci immergiamo in atmosfere cupe e misteriose. Dopo Hill House torniamo a parlare di case infestate, questa volta in forma letteraria.
Trama
Allison e Noah sono una giovane coppia che da Boston si trasferisce in un’antica dimora di campagna, insieme al figlioletto Michael. È un nuovo inizio, ma come ben presto scopriranno, l’inizio di un incubo. Strane presenze iniziano infatti a tormentare Allison, in una spirale di eventi che culmina con la tragedia della sua morte (e quella del figlio).
Mesi dopo, mentre si dissanguava sul parquet del suo studio, Allison avrebbe ripensato a quanto era stata sciocca a credere che una mano di vernice avrebbe potuto contenere l’oscurità imprigionata tra le mura della sua nuova casa.
Quattro anni dopo ritroviamo Noah in viaggio attraverso gli Stati Uniti, alla ricerca dell’Architetto. Questo misterioso personaggio è ritenuto responsabile di aver reso la loro casa (e tante altre) trappole per fantasmi, attirandoli con un particolare sigillo e Noah è intenzionato a scoprirne di più. Al suo fianco c’è proprio il fantasma di Allison che, per un’anomalia, o forse per amore, è rimasto legato a lui.
Struttura e influenze
La narrazione di Nel buio della casa procede alternando le linee temporali e le voci narranti dei due protagonisti. La storia si divide così tra il 2015 che mostra la paranoia crescente di Allison e la sua lotta con le presenze della casa, e il 2019 con il viaggio on the road di Noah.
Sapere fin da subito della morte di Allison potrebbe sembrare una scorciatoia o un fastidioso “spoiler“, ma secondo me è un elemento che crea curiosità per entrambe le linee temporali. Vogliamo scoprire non solo come si è arrivati al tragico evento, ma anche cosa succede dopo.
L’alternanza non è solo temporale, ma anche di generi: i capitoli di Allison virano sull’horror e il paranormale, mentre quelli di Noah si trasformano in un giallo, un mistero da risolvere. Questo bilanciamento permette di spezzare la tensione, cosa che ho apprezzato, anche perché ammetto che alcuni passaggi mi hanno alquanto inquietata.
Gli autori sono grandi fan di Stephen King: un’influenza che permea le pagine fin dal cognome dei protagonisti. Essendo anche autori di sceneggiature, questa loro abilità emerge nelle descrizioni, che risultano particolarmente cinematografiche. La narrazione infatti è vivida e molto facile da immaginare, merito anche del modo in cui si rifanno ai tropi classici degli horror cinematografici hollywoodiani.
Conclusioni
Di solito evito l’horror perché sono una fifona, ma la curiosità verso l’autrice (scoperta sui social) e il fatto che fosse un libro scritto a quattro mani mi hanno convinta a leggere questo titolo.
La storia è spaventosa al punto giusto (sempre per il fatto che sono una fifona) e decisamente intrigante. Era difficile posare il libro perché volevo sapere assolutamente cosa succedeva dopo.
Ci sono alcuni aspetti del romanzo che non mi hanno convinta. Ad esempio il fatto che la morte del piccolo Michael sia stata liquidata troppo in fretta, un evento drammatico che forse avrebbe meritato più spazio emotivo. Anche il finale è un po’ affrettato: dopo tutta la ricerca dell’Architetto e la costruzione degli indizi, lo “scontro” conclusivo si risolve troppo velocemente.
Comunque è un libro che consiglio, soprattutto a chi vuole approcciarsi al genere horror in maniera più “soft”. Fatemi sapere che ne pensate, alla prossima! ✨
Lascia un commento