In questo giovedì autunnale e un po’ nostalgico, percorriamo il viale dei ricordi e facciamo rotta verso l’immaginario regno di Genovia con uno dei film che hanno segnato la mia pre-adolescenza: Pretty Princess.

Mia Thermopolis è un’adolescente goffa e timida che vive con la madre artista a San Francisco. La sua vita viene sconvolta dall’arrivo della nonna paterna, la regina Clarisse Renaldi, la quale le rivela che è l’unica erede al trono di Genovia. Inizia così un frenetico percorso di addestramento principesco, tra lezioni di galateo e makeover obbligatori, che culmineranno con la decisione di Mia di accettare o meno il titolo.

A dare il volto a queste due incredibili protagoniste abbiamo Anne Hathaway (nel suo primo ruolo cinematografico!) e Julie Andrews. Mia è la quintessenza della ragazza comune che si ritrova catapultata in una realtà da sogno e la sovrana di Genovia è l’unica in grado di trasformare l’anatroccolo nell’erede che il regno merita. Il rapporto tra nonna e nipote, fatto di bon-ton, lezioni di portamento e inevitabili scontri generazionali, è la vera scintilla emotiva della pellicola.

Mia dopo il makeover di Paolo

Più di un semplice teen movie

Pretty Princess ha saputo conquistare il pubblico perché è riuscito a trovare la formula perfetta della principessa Disney moderna, un mix vincente tra il classico teen movie e la favola.

Troviamo tutte le situazioni tipiche del genere, dall’imbarazzo pubblico all’odio per le cheerleader nemiche, fino all’amore per il ragazzo più cool della scuola. Ma sotto la superficie dei drammi da liceo, ci sono il makeover che cambia la vita, la scoperta delle proprie origini nobiliari e l’accettazione del proprio destino.

È un film che ti fa sognare, ma che al contempo ti tiene con i piedi per terra, insegnando che la vera trasformazione non è quella estetica, ma quella interiore: Mia impara ad accettare sé stessa e a far sentire la sua voce non quando indossa un diadema, ma quando sceglie chi vuole essere. È un film leggero e divertente, ma non frivolo.

Un elemento cruciale che tiene Mia con i piedi per terra è il suo legame con l’amica Lily Moscovitz, la quale rappresenta la realtà e l’autenticità che Mia rischia di perdere nell’abbaglio della vita da royal. Il film esplora in modo realistico la crisi della loro amicizia, mostrando come la pressione della popolarità e i cambiamenti possano mettere in discussione anche i rapporti più solidi. Alla fine, Mia capisce che un regno non vale la perdita delle persone che la amano per chi è veramente.

Mia e Lily

Curiosità

Pretty Princess è considerato da molti fan, compresa me, uno dei rari adattamenti in cui il film è meglio del materiale letterario, in questo caso la serie di libri di Meg Cabot. Ho letto solo il primo e ricordo che il personaggio di Mia era particolarmente fastidioso. L’interpretazione di Anne Hathaway invece è indimenticabile e il film, nonostante le differenze significative tra le due opere, è un prodotto diventato iconico.

Menzione d’onore per la colonna sonora, perfettamente in linea con l’inizio degli anni 2000, che cattura l’atmosfera con brani pop iconici. È la ciliegina sulla torta che rende il film un vero e proprio capsula del tempo musicale per chi era adolescente in quegli anni.

Conclusioni

In definitiva, Pretty Princess è un film che potrei definire una comfort zone cinematografica. A distanza di anni, mantiene intatta la sua capacità di far sognare ad occhi aperti, pur ricordando con ironia le ansie e le speranze degli anni adolescenziali. Un classico da rivedere in ogni momento di bisogno di leggerezza e magia.

Dove rivederlo? Per un tuffo nel glamour genoviano, trovate Pretty Princess (e il suo seguito!) su Disney+.

E voi, che ricordi avete di questo film? Eravate team Michael o team Josh? Fatemi sapere cosa ne pensate, alla prossima ✨