Dicono che le grandi assenze preparino grandi ritorni. E cosa c’è di meglio di KPop Demon Hunters, titolo cult del momento, per riaprire i battenti in grande stile?

In un periodo in cui la cultura pop coreana sta spopolando sempre di più in tutto il mondo, un film che come suggerisce il titolo parla di idol che combattono i demoni, ci ha messo pochissimo a conquistare i cuori dei fan.

Coincidenza curiosa, dato che proprio i fan sono un elemento chiave all’interno del film. Ma facciamo un passo indietro, di cosa parla KPop Demon Hunters?

Trama

In un mondo minacciato dai demoni, un trio di guerriere per ogni generazione usa la copertura della band musicale per mantenere attivo uno scudo magico che protegge la terra dalle malvagie creature. Tale sigillo è alimentato proprio dalla passione dei fan ed è quindi fondamentale che la band abbia successo.

Nell’epoca odierna le cacciatrici in carica sono le Huntr/x, un gruppo di idol kpop estremamente popolare, formato da Rumi, Mira e Zoey. Rumi però nasconde un segreto: è in parte demone e tenta in ogni modo di compiere la missione finale delle cacciatrici, ovvero realizzare il leggendario Honmoon Dorato, in grado di dividere definitivamente il mondo degli umani da quello dei demoni.

demon hunters
Mira, Rumi e Zoey

Non riuscendo a sopraffarle, i demoni elaborano un piano per affrontarle su un campo di battaglia inatteso, quello del palcoscenico. Formano una band rivale, i Saja Boys, con l’obiettivo di rubare i fan alle Huntr/x. Ogni anima sottratta non solo indebolirà lo scudo, ma servirà a raccogliere energia per il loro sovrano, il temibile Gwi-Ma.

Il conflitto prende una piega inaspettata quando Jinu, leader dei Saja Boys, scopre i segni sulla pelle di Rumi che identificano la sua natura demoniaca. Intenzionato a saperne di più, inizia a mettere in discussione le proprie convinzioni. Allo stesso tempo, Rumi è combattuta tra i suoi doveri di cacciatrice e il sollievo di poter condividere un segreto mantenuto così a lungo.

Punti di forza

Ho deciso di approcciarmi al film conoscendo meno dettagli possibile e ne sono rimasta letteralmente folgorata. La presenza di Sony Picture Animation nei titoli di testa era già un ottimo segnale, ma è stata la scena iniziale sull’aereo a conquistarmi del tutto: una delle migliori scena animate che mi sia capitato di vedere.

Fin dalle prime battute, emerge la bravura degli sceneggiatori nel bilanciare momenti comici e momenti seri. Non mancano infatti scene caricaturali come le cacciatrici che divorano il loro ramen istantaneo poco prima di ingaggiare un combattimento ad alta quota. Un altro esempio è il gattone demoniaco che funge da improbabile messaggero tra Jinu e Rumi, ricoprendo il ruolo di “spalla comica” del film.

Inoltre, pur non essendo una grande ascoltatrice di kpop (se non per qualche brano delle K/DA, la kpop band virtuale di League of Legends), ho apprezzato particolarmente la colonna sonora di Kpop Demon Hunters. Tutti i brani, di entrambe le band, sono delle hit pazzesche che è impossibile smettere di ascoltare.

Quando la magia non funziona

Nonostante la premessa interessante e l’alta qualità della realizzazione, Kpop Demon Hunters non è esente da difetti. Non sempre il film riesce a sfruttare appieno il potenziale della sua storia. In particolare, il ritmo narrativo può sembrare fin troppo sbrigativo in alcuni punti, lasciando poco spazio per lo sviluppo di alcuni personaggi.

Questo emerge in modo evidente nel conflitto interiore di Rumi. Nella parte finale, quando la sua tutrice le ribadisce la necessità di sopprimere la sua natura demoniaca, la vediamo sull’orlo del crollo, come se stesse per cedere alla sua parte “oscura”.

Eppure, pochi minuti dopo, il conflitto si risolve quasi magicamente. Rumi appare in pieno controllo, pronta ad affrontare Gwi-Ma una volta per tutte. Questo cambiamento repentino, privo di un vero e proprio momento di svolta, rende la scena meno d’impatto e un po’ affrettata.

Inoltre la trama si sviluppa quasi esclusivamente sul percorso di Rumi, per cui i personaggi di Mira e Zoey rimangono un po’ in ombra. Le loro personalità e i loro conflitti individuali non vengono approfonditi a sufficienza, relegandole a un ruolo di supporto.

Curiosità

  • Il nome della band demoniaca non è casuale. Saja in coreano significa sia “leone” – che è il simbolo del gruppo – ma è anche uno dei nomi del cupo mietitore.
I Saja Boys in versione demoni
  • Nonostante siano un trio, è solo nel brano finale “What it sound like” che le Huntr/x intonano una perfetta armonia, dopo che Rumi ha accettato tutte le parti di sé e adotta un registro vocale più basso rispetto a “Golden” (dove aveva avuto delle difficoltà)

Concludo invitandovi a guardare questo titolo, se ancora non l’avete fatto (lo potete trovare su Netflix) e ad ascoltare la colonna sonora su Spotify.

Fatemi sapere cosa ne pensate e alla prossima! ✨